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Via dell’Impero

Via dell'Impero, statua di Giulio Cesare

La Via dell’Impero, oggi Via dei Fori Imperiali, dal Vittoriano al Colosseo, è una strada a cui il fascismo voleva dare grande significato storico e urbanistico per la città di Roma. Il nome evocava direttamente la grandezza dell’antica Roma, con l’esplicito intento di associarla alla grandezza del regime fascista.

Le Origini del Progetto

Gi interventi nell’area dei Fori Imperiali però hanno radici antiche. Già al tempo della dominazione francese, tra il 1809 e il 1813, vengono elaborati due progetti di sistemazione: il primo denominato “Passeggiata” che deve unire il Foro al Colosseo e l’altro “Jardin du Capitole” del 1813 ad opera di Louis Martin Berthault che prevedeva di utilizzare l’asse del Foro Romano come collegamento nord-sud.

Dopo che Roma divenne capitale d’Italia nel 1870, furono realizzate strade come Corso Vittorio e Via Nazionale e si pensò di aprire una strada che unisse l’area di Piazza Venezia al Colosseo, proposta che venne poi recepita nei piani regolatori romani del 1873, 1883 e 1909.

Il denso tessuto medievale e rinascimentale del quartiere Alessandrino prima della sua completa cancellazione.

Questo tipo di intervento rientrava in una tendenza urbanistica diffusa in Europa alla fine del XIX secolo, che prevedeva l’apertura di ampie arterie di collegamento nei centri storici tramite lo “sventramento” del tessuto edilizio preesistente.

Seguendo questa logica, nel 1911, Corrado Ricci aveva ideato un progetto che anticipava l’intento di riportare alla luce i resti dei fori imperiali.

La Visione Fascista e Mussolini

La sua realizzazione vera e propria fu un progetto del regime fascista e fu avviata per decisione di Benito Mussolini. Il progetto era strettamente legato alla visione dell’espansione di Roma verso il suo litorale, sintetizzata nello slogan “Roma al mare” che però, anche questo, era un progetto anteriore al fascismo (vedi Via del Mare).

L’obiettivo era duplice: creare un’arteria che unisse il Colosseo al Vittoriano, considerati i monumenti più rappresentativi della Roma Antica e della Roma postunitaria e, contestualmente, affrontare i problemi di viabilità e traffico della città, collegando il centro con i nuovi quartieri periferici meridionali.

Fu concepita per collegare il centro politico della città, in prossimità del Campidoglio, con le aree di nuova espansione verso i monti e il mare. Originariamente infatti doveva chiamarsi “Via dei Monti”, per congiungere rapidamente con una strada adatta al traffico automobilistico piazza Venezia con il Colosseo, il Celio, l’Esquilino e il Laterano, in previsione dell’espansione della città verso i Castelli.

Progettazione e Costruzione

Il progetto faceva parte di un tracciato più ampio che avrebbe dovuto collegare Piazza Venezia, il Colosseo e il Laterano, per poi proseguire lungo l’Appia Nuova verso i Castelli Romani e i Monti Albani.

Il progetto per isolare l’area dei Fori Imperiali fu approvato nel 1924 e affidato al senatore Corrado Ricci, promotore dell’idea sin dal 1911. Dopo le prime espropriazioni nel 1926, non era ancora chiaro se si sarebbe tagliata la collina Velia. Nel 1930 Ricci, allora a capo delle Antichità e Belle Arti, iniziò le demolizioni vicino ai Fori di Traiano, Augusto e Nerva, già pensando alla futura via dell’Impero.

Il taglio della collina Velia: un’operazione geologica e urbanistica senza precedenti per unire simbolicamente i fori al Colosseo.

Nonostante il Piano Regolatore approvato nel 1931 (in vigore fino al 1958) non prevedesse esplicitamente una nuova arteria nell’area dei Fori Imperiali, né la distruzione della collina Velia, i lavori ebbero inizio il 28 ottobre 1931, in occasione del nono anniversario dell’era fascista, ma ancora si era indecisi come aggirare la collina.

La forzatura di Antonio Muñoz

Dopo la morte di Ricci nel ’34, secondo Antonio Muñoz che nel frattempo aveva preso il posto di Ricci, l’idea di aspettare gli esiti degli scavi per stabilire il tracciato sarebbe stata troppo dispendiosa e avrebbe paralizzato la città, perciò prese la decisione finale e propose un asse stradale rettilineo verso il Colosseo, con l’eliminazione la collina Velia e la demolizione del quartiere Alessandrino.

La nuova soluzione fu sottoposta dal governatore di Roma Boncompagni Ludovisi a Mussolini riscuotendo la sua piena approvazione: l’asse della nuova strada perfettamente rettilineo avrebbe realizzato infatti l’impatto scenografico e simbolico degno della nuova Roma da lui immaginata.

Cantiere di Via dell’Impero a Roma: scavi archeologici emersi durante lo sventramento urbanistico.

Gli scavi e le demolizioni furono documentati con una campagna fotografica (oggi conservata presso il l’Archivio Fotografico del Museo di Roma) voluta dal Governatorato del Comune di Roma. Furono rimosse le case che nascondevano i Fori Imperiali, trasformando radicalmente il paesaggio urbano tra Piazza Venezia e il Colosseo.

Questi interventi di demolizione interessarono aree ricchissime di storia, tra cui la zona del Tempio di Venere e Roma, la Basilica di Massenzio (o di Costantino), e aree prossime a strade esistenti come Via Cavour, Via del Tempio della Pace e Via del Colosseo.

Mappe su via dell'Impero con l'espansione dell'Impero romano
Mappe su via dell’Impero con l’espansione dell’Impero romano

Le carte geografiche dell’Impero

Parte integrante del progetto della Via dell’Impero fu l’installazione di carte geografiche marmoree che illustravano l’estensione dell’Impero Romano. L’idea fu proposta nel 1933 dall’ingegnere Santo Grasso Puglisi al governatore di Roma. L’incarico di realizzarle fu affidato ad Antonio Muñoz.

Le carte furono realizzate utilizzando marmi preziosi e colorati scelti personalmente da Muñoz: Cipollino antico per il mare, pietra di Trani per le province romane e marmo nero lucido per le terre esterne al dominio romano.

Inizialmente pensate per il muro di contenimento vicino a Villa Rivaldi, furono poi collocate sul muro sotto la Basilica di Massenzio, dove vennero inaugurate il 21 aprile 1934. Successivamente, fu aggiunta una quinta carta dedicata all’Impero dell’Italia fascista, poi tolta dopo il ’45.

Via dell'Impero, carte geografiche
Via dell’Impero, carte geografiche
La quinta tavola, poi rimossa: illustrava l’espansione massima dell’Impero. Un documento ideologico prestato alla cartografia stradale.

Il piccone di Mussolini

Per il regime fascista, l’apertura della strada rivestiva anche un’importanza ideologica fondamentale. La romanità era un tema centrale nella propaganda fascista, e la strada, insieme al riportare alla luce i resti dei fori imperiali, simboleggiava la rinascita della romanità.

Mussolini con piccone ei pressi di via dell'Impero
Mussolini con piccone nei pressi di via dell’Impero

Mussolini era noto per la sua avversione per i quartieri vecchi e fatiscenti, e utilizzò il “piccone” negli anni Venti per “liberare” Roma da tali costruzioni, mirando a dare spazio alle antiche vestigia che considerava soffocate. Voleva una Roma più moderna, attraente, maestosa e cosmopolita, che preservasse la monumentalità antica e si aprisse al progresso.

Questa sovrapposizione tra gli italiani contemporanei e gli antichi Romani, e tra lo stato fascista e l’Impero Romano, fu un elemento chiave della propaganda del regime.

L’inaugurazione di via dell’Impero

Via dell’Impero viene inaugurata solennemente da Mussolini il 28 ottobre 1932, in uniforme militare a cavallo, in occasione del decennale della marcia su Roma.

Via dell'Impero, Mussolini a cavallo di fronte al Colosseo
Via dell’Impero, Mussolini a cavallo di fronte al Colosseo

Le cronache dell’epoca riferiscono trionfalmente i dati della costruzione: alla strada larga trenta metri e lunga novecento, avevano lavorato 1500 operai dell’impresa Federici, erano stati asportati 300.000 metri cubi di roccia e terra, 2203 i vani abbattuti, 746 le famiglie trasferite di cui 179 alloggiate nelle case popolari e del Governatorato a Val Melaina e via Vitellia, a Tormarancia e Primavalle.

Palazzo della Farnesina, attuale Ministero degli Affari esteri, inizialmente progettato come Palazzo del Littorio durante il fascismo
Palazzo della Farnesina, attuale Ministero degli Affari esteri, inizialmente progettato come Palazzo del Littorio durante il fascismo

Il Palazzo del Littorio o Casa Littoria

Lungo via dell’Impero doveva sorgere anche il Palazzo del Littorio, una delle più ambiziose iniziative urbanistiche e architettoniche del regime fascista a Roma. L’intenzione era di erigere un edificio monumentale che celebrasse il Partito Nazionale Fascista e la sua ideologia, ospitando i suoi uffici amministrativi, spazi cerimoniali e di adunanza per eventi e celebrazioni del partito e la Mostra della Rivoluzione Fascista in forma permanente.

Per la progettazione di un’opera di tale importanza, furono banditi due diversi concorsi di architettura a partire dal 1933. Il primo concorso, un anno dopo il grande sventramento e l’apertura dell’arteria, nel 1933, raccoglie cento progetti, ma non è aggiudicato. E il secondo, del 1937, è vinto da Enrico Del Debbio, Vittorio Morpurgo e Arnaldo Foschini; ma nel frattempo, la sede si è spostata: è finita su viale Aventino; poi, muterà di nuovo, e si trasferirà nel Foro Mussolini, l’attuale Foro Italico: oggi è la Farnesina, attuale sede del ministero degli Affari Esteri.

Via dell’Impero divenne rapidamente il centro delle parate della Milizia e del partito fascista. Era intesa non solo come una soluzione urbanistica per fluidificare il traffico e collegare le aree in espansione, ma soprattutto come un polo moderno per la promozione del regime al potere. Era un’arteria funzionale alle celebrazioni del regime e, insieme a Via del Teatro di Marcello (allora Via del Mare), avrebbe dovuto collegare la città al litorale.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la strada assunse l’attuale nome di Via dei Fori Imperiali

Via dell'Impero, veduta aerea
Via dell’Impero, veduta aerea
Progetto per la Casa Littoria - Enrico Del Debbio, Vittorio Morpurgo e Arnaldo Foschini
Progetto per la Casa Littoria – Enrico Del Debbio, Vittorio Morpurgo e Arnaldo Foschini
Inaugurazione compiuta: Via dell’Impero nel 1932, l’arteria che cambiò per sempre il cuore archeologico di Roma.
La nuova prospettiva imperiale: la strada diventa un palcoscenico monumentale che punta dritto verso l’Anfiteatro Flavio.

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