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Via del Mare

Via del Mare - Roma

L’idea di connettere Roma al suo litorale tirrenico ha radici profonde, concretizzatasi in vari progetti urbanistici nel corso del tempo. L’espansione di Roma verso il mare fu un concetto centrale, ben espresso dallo slogan “Roma al mare”. Questo slogan era ampiamente diffuso tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento da comitati, enti e imprenditori interessati allo sviluppo marittimo della Capitale.

Roma si proietta al mare

Nel periodo fascista, la visione di un collegamento diretto tra la città e il mare divenne un obiettivo primario della politica urbanistica. Benito Mussolini, in un discorso del 1925, espresse l’auspicio di un dilatamento della città “lungo le rive del fiume sacro, sino alle spiagge del Tirreno”. In questo contesto, il rilancio del borgo marino di Ostia fu accompagnato dalla realizzazione della ferrovia Roma-Ostia (operativa dal 1924) e dalla costruzione della Autostrada Roma-Ostia nel 1928.

Roma, anni ’30: l’inizio dei lavori di sventramento per la Via del Mare. Interi isolati di storia medievale e rinascimentale furono abbattuti per isolare i monumenti antichi.

La Via del Mare fu concepita per partire dalla zona centrale della città, vicino al Campidoglio. La costruzione di questa strada, descritta come una “strada carrozzabile” che attraversava l’agro romano, avvenne simultaneamente alla realizzazione della Via dell’Impero (inizialmente chiamata Via dei Monti e oggi Via dei Fori Imperiali). In particolare, la Via del Mare fu costruita con demolizioni simili a quelle della Via dell’Impero e partiva “dal Campidoglio verso il litorale romano”.

Piazza Montanara: il cuore pulsante del rione raso al suolo. La colonna era il punto di ritrovo storico per i lavoratori che cercavano impiego in città.

L’idea di congiungere Piazza Venezia (adiacente al Campidoglio) con il Colosseo (Via Imperiale) e con il Teatro Marcello e Circo Massimo (Via del Mare) mediante due ampie strade, fu ispirata sia da ragioni estetiche sia pratiche. Mancava infatti una comunicazione diretta e adeguata al traffico automobilistico tra il centro e i quartieri a sud e est della città.

La Via Cavour, la maggiore arteria esistente, terminava contro il Foro Romano e si perdeva in viuzze, mentre le strade trasversali come Via del Colosseo e Via degli Annibaldi terminavano bruscamente nella zona bassa del Colosseo.

Questa carenza sarebbe diventata insostenibile con l’espansione futura della città verso i Castelli Romani dove si prevedeva che avrebbero abitato un milione di persone in più nel corso dei decenni successivi.

Il lavoro di Antonio Muñoz

Antonio Muñoz, allora direttore dell’Ufficio Belle Arti del Comune e figura chiave nella realizzazione della Via dell’Impero, fu un sostenitore di queste nuove strade, vedendole come un’opportunità per unire necessità pratiche e ragioni estetiche e archeologiche.

Nei suoi articoli pubblicati nel 1932 sulla rivista del Governatorato “Capitolium”, collegava concettualmente i due progetti: “Piazza Venezia da cui si iniziano le due nuove vie dei monti e del mare costituisce oggi oltre che il centro topografico anche quello politico della Nuova Roma, meritando veramente il nome di Foro Italico che alcuni anni fa le fu attribuito.

In essa, dinanzi al monumento al Padre della Patria, che con la tomba del Milite Ignoto riallaccia la storia del Risorgimento a quella recentissima della Vittoria, sotto il palazzo del governo, si svolgono oggi le solenni adunanze, e il Duce dal balcone dello Storico edificio della Repubblica Veneta vi parla al popolo e all’Italia tutta”.

Uno scorcio perduto: la salita al Campidoglio vista dal Teatro di Marcello. L’assetto urbano originario prima dell’isolamento del colle. (Fonte: Rivista Capitolium)

Antonio Muñoz scrivendo ancora della Via del Mare: “Un ordine di Benito Mussolini e tutto ciò che era indegno è stato spazzato via. Così quella che fu l’angusta Via Tor de’  Specchi è diventata il primo tratto della fastosa Via del Mare. Nel suo procedere per poi unirsi con la luminosa autostrada che conduce ad Ostia, nuove opere sono state compiute”.

Il mancato traforo del Campidoglio

Prima dell’allargamento/demolizione di via Tor de’ Specchi, si pensò anche ad un traforo che passasse sotto al Campidoglio partendo da sotto la scalinata di Santa Maria in Aracoeli che portasse sino alla fine di Via di San Gregorio al Circo Massimo, progetto che però venne abbandonato appena furono ritrovati i resti dell’Insula dell’Ara Coeli.

Il tridente della modernità: lo schema delle tre grandi arterie (Impero, Mare e Trionfi) che avrebbero dovuto ridefinire il volto della Capitale.

Nel 1939 venne portata a termine la sistemazione del secondo tratto della strada: “tra la chiesa dell’Aracoeli e la via della Greca, compresa anche Piazza Bocca della Verità”, costeggiato anche dai due nuovi edifici governatoriali costruiti nel frattempo dopo il Teatro Marcello (oggi gli Uffici del Comune in Via Luigi Petroselli).

1939: la ferita urbana è quasi completata. La vista aerea mostra l’area attorno al Teatro di Marcello con le ultime case da demolire per far spazio alla via.

Successivamente, l’idea dell’espansione verso il mare fu ripresa con maggiore enfasi attraverso il progetto della Via Imperiale (l’attuale Cristoforo Colombo).

Numerose foto e altre storie sulle demolizioni della Via del Mare è possibile vederle su www.trastevereapp.com/via-tor-de-specchi

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