Home > Strade

Strada della Futa: storia e motori sulla ex Via Bolognese

Passo della Futa e Muraglione

La Strada Statale n. 65 “della Futa” non è una semplice striscia di asfalto che unisce Firenze a Bologna. Per chi la percorre oggi, magari in sella a una moto o al volante di un’auto d’epoca, rappresenta un susseguirsi di curve emozionanti e panorami appenninici, ma queste pietre raccontano una storia millenaria fatta di legioni romane, granduchi illuminati, viandanti e terribili battaglie.

Quella che oggi conosciamo come SS 65 ricalca in gran parte il tracciato della “Via Bolognese” o “Regia Postale”, un’opera ingegneristica che ha trasformato per sempre il modo di valicare l’Appennino tosco-emiliano.

Il passo della Futa, l'università del motociclismo in Italia
Il passo della Futa, l’università del motociclismo in Italia

La Futa come “Università” del Motociclismo

Non si può parlare della SS 65 senza citare il suo status di “luogo sacro” per i motori. Se la Mille Miglia ha reso queste curve leggendarie per le quattro ruote (con piloti come Clemente Biondetti che qui costruivano le loro vittorie grazie alla conoscenza millimetrica dell’asfalto), nel dopoguerra la Futa è diventata l’università dei motociclisti.

Il tratto che va da Loiano al Passo della Raticosa e poi su fino a quello della Futa è considerato uno dei più tecnici d’Italia. Negli anni d’oro del motociclismo italiano, i collaudatori della Ducati (la cui fabbrica a Borgo Panigale è poco distante) usavano proprio questa strada statale come pista di prova per testare i nuovi modelli e i prototipi.

Se oggi percorrete la Futa e vedete una moto camuffata o udite il rombo inconfondibile di un bicilindrico desmodromico, sappiate che state condividendo l’asfalto con la storia dello sviluppo motociclistico italiano.

Lungo il percorso è ancora possibile scorgere le tracce di quell’organizzazione viaria granducale, spesso segnalata dalle colonne leopoldine o lorenesi che indicavano la via ai viaggiatori del passato.

L’eredità di Caio Flaminio e l’enigma della “Flaminia Minore”

Molto prima che i motori della Mille Miglia facessero tremare i vetri delle case di Loiano e Monghidoro, su questi crinali risuonavano i passi cadenzati delle legioni romane. La storia della viabilità tra Roma e la Pianura Padana in questo settore dell’Appennino affonda le radici nel 187 a.C., quando il console Caio Flaminio commissionò la costruzione di una strada strategica per collegare Bononia (Bologna) ad Arretium (Arezzo). Gli storici identificano questa arteria come “Via Flaminia Minore” o “Militare”, per distinguerla dalla più celebre Flaminia che raggiungeva Rimini.

A differenza della strada moderna che serpeggia spesso a mezza costa o nel fondovalle, l’ingegneria romana prediligeva i percorsi di crinale per evitare le insidie delle piene e le imboscate.

Porta dell'inferno in Turkmenistan - Combustione spontanea di idrocarburi
Porta dell’inferno in Turkmenistan – Combustione spontanea di idrocarburi

I “Fuochi” di Pietramala: il vulcano che non c’era

Poco dopo il Passo della Raticosa, scendendo verso Bologna, si incontra la località di Pietramala. Per secoli questo luogo è stato avvolto da un alone di mistero che ha attirato scienziati e letterati del Grand Tour. I viaggiatori raccontavano di aver visto lingue di fuoco uscire dalla terra senza che vi fosse legna a bruciare, chiamandoli “i vulcanetti”.

Questo fenomeno naturale, visibile soprattutto di notte, affascinò personaggi come Alessandro Volta. Il grande fisico, incuriosito da questi “fuochi fatui” che non lasciavano cenere, si recò personalmente sul posto per raccogliere e analizzare l’aria che usciva dal terreno.

Fu proprio grazie ai campioni prelevati a Pietramala che Volta scoprì e isolò per la prima volta il gas metano. Oggi sappiamo che non si trattava di magia o vulcanismo, ma di fuoriuscite naturali di idrocarburi, ma all’epoca transitare di notte sulla Futa significava assistere a uno spettacolo quasi infernale e meraviglioso.

Recenti scavi e studi, condotti con passione anche da archeologi amatoriali come Cesare Agostini e Franco Santi, hanno riportato alla luce tratti di basolato romano proprio sui crinali paralleli alla Futa, confermando che l’attraversamento di queste montagne era vitale per il controllo dell’Italia centrale e settentrionale fin dall’antichità.

La sfida dell’Appennino: dal passo del Giogo alla rivoluzione Lorenese

Per secoli, attraversare l’Appennino tosco-emiliano è stata un’impresa ardua e pericolosa. Prima dell’avvento della moderna Futa, la via principale di valico non passava dove passa oggi. Il traffico commerciale e i pellegrini utilizzavano prevalentemente il Passo del Giogo di Scarperia, un tracciato impervio, ripido e spesso reso impraticabile dal fango o dalla neve.

La vera svolta arrivò nel XVIII secolo con l’avvento della dinastia Lorena nel Granducato di Toscana. Fu il Granduca Francesco Stefano, e successivamente il figlio Pietro Leopoldo, a comprendere che senza strade efficienti non poteva esserci sviluppo economico.

Il generale Napoleone Bonaparte, comandante dell'Armata d'Italia
Il generale Napoleone Bonaparte, comandante dell’Armata d’Italia

Il confine di Filigare e il riposo di Napoleone

Prima di entrare in Emilia, la SS 65 attraversa la località di Filigare nel Comune di Fiorenzuola. Oggi è un tranquillo borgo, ma fino al 1859 qui passava un confine di stato rigidissimo: quello tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. L’imponente edificio della Dogana, ancora visibile, era il punto dove i viaggiatori dovevano esibire i passaporti e pagare i dazi.

Un aneddoto celebre riguarda Napoleone Bonaparte. Si narra che durante la Campagna d’Italia, il Generale (e futuro Imperatore) abbia pernottato proprio nella locanda della dogana di Filigare.

Leggenda vuole che, impaziente e iperattivo com’era, abbia inciso il proprio nome o delle iniziali sul vetro di una finestra o su un mobile, lasciando un segno tangibile del suo passaggio su quella strada che, ironia della sorte, ricalcava le ambizioni imperiali delle antiche vie consolari.

Nel 1759 iniziarono i lavori per una nuova strada carrozzabile che avrebbe spostato l’asse viario più a ovest, puntando decisamente sui passi della Futa e della Raticosa.

L’opera fu titanica per l’epoca: si dovettero sbancare montagne, costruire ponti e, soprattutto, disegnare tornanti che permettessero alle carrozze e ai carri pesanti di salire con pendenze costanti e gestibili.

La “Via Bolognese” divenne così il fiore all’occhiello dell’ingegneria lorenese, dotata di stazioni di posta moderne come quelle di Fontebuona e Covigliaio, dove i viaggiatori potevano cambiare i cavalli e trovare ristoro.

Il Passo della Futa e la Linea Gotica

L’ultimo grande capitolo storico della Futa è scritto col sangue della Seconda Guerra Mondiale. Data la sua importanza strategica come via d’accesso a Bologna e alla Pianura Padana, il passo divenne il cuore della “Linea Gotica” (Grüne Linie), il sistema difensivo tedesco approntato per fermare l’avanzata degli Alleati.

Nell’estate del 1944, la Wehrmacht fortificò pesantemente l’area con bunker, campi minati e postazioni di artiglieria, aspettandosi che l’attacco principale avvenisse proprio lungo la Statale 65.

Gli Alleati, tuttavia, sorpresero i tedeschi concentrando il loro sfondamento principale sul vicino e meno difeso Passo del Giogo, riuscendo ad aggirare le difese della Futa dopo giorni di combattimenti feroci.

Oggi, a testimonianza di quei tragici eventi, sul passo sorge il Cimitero Militare Germanico, il più grande in Italia, che accoglie le spoglie di oltre 30.000 soldati tedeschi caduti su questo fronte, un monito silenzioso che contrasta con il rombo allegro dei motori che oggi animano la strada.

L’ombra dell’Autostrada del Sole e la rinascita turistica

L’ultimo capitolo fondamentale nella storia della Statale 65 si apre nel 1960, anno in cui l’Italia del boom economico inaugura il tratto appenninico dell’Autostrada del Sole (A1). Quell’opera ingegneristica senza precedenti, capace di bucare le montagne con gallerie dirette e scavalcare le valli con viadotti vertiginosi, sembrò inizialmente firmare la condanna a morte della vecchia “Bolognese”. In pochi mesi, il traffico pesante, i camion merci e la frenesia commerciale abbandonarono i tortuosi tornanti del passo per riversarsi sulla veloce arteria a pedaggio, declassando di fatto la Futa a un ruolo di viabilità secondaria, quasi “inutile” per le logiche della logistica moderna che esigeva tempi certi e percorsi rettilinei.

A1 1960 - Inaugurazione Bologna Firenze - archivio Autostrade per l'Italia
A1 1960 – Inaugurazione Bologna Firenze – archivio Autostrade per l’Italia

Paradossalmente, proprio questa obsolescenza funzionale ha garantito la salvezza e la nobilitazione della strada. Liberata dall’oppressione dei mezzi pesanti e dallo stress del traffico di attraversamento, la SS 65 ha potuto riscoprire una vocazione più nobile: quella del piacere del viaggio. L’apertura dell’A1 (e successivamente della Variante di Valico) ha inconsapevolmente preservato il paesaggio appenninico e il tracciato storico, congelandoli nel tempo e trasformandoli in un patrimonio a cielo aperto. Oggi la “inutilità” commerciale della Futa è la sua più grande risorsa, poiché attira un turismo consapevole che sceglie queste curve non per necessità, ma per godere della guida, del panorama e della gastronomia locale, preferendo la storia di una curva lorenese alla monotonia di un rettilineo autostradale.

Altre info:

Il Passo della Futa fra storia e attualità

I Lorena e la via Bolognese

La storia della Futa

STRADE COLLEGATE
Autostrada del Sole A1, capolavoro dell’Ingegneria Italiana

L’Autostrada A1 Milano-Napoli, conosciuta anche come “Autostrada del Sole” o più brevemente “Autosole“, rappresenta la principale colonna dorsale della rete…

Esplora la Strada
Via Cassia: l’arteria d’Etruria tra Ingegneria romana e storia postale

La Via Cassia rappresenta da oltre duemila anni il cuore pulsante dei collegamenti tra Roma e il nord della penisola.…

Esplora la Strada
ARTICOLI COLLEGATI
Le colonne Leopoldine o Lorenesi nel Granducato di Toscana

Il paesaggio toscano è punteggiato da strutture imponenti e distintive, note come Colonne Lorenesi o Colonne Leopoldine. Queste maestose colonne…

Leggi l'articolo
MAPPA