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La via Caecilia: la “direttissima” romana per l’Adriatico

Particolare della targa posta sul Mausoleo di Cecilia Metella lungo la Via Appia Antica - Foto nando.roma.it

Se la Via Salaria era l’antica “via del sale” che collegava Roma all’Adriatico con un percorso tortuoso e antichissimo, la Via Caecilia fu la risposta moderna e strategica della Repubblica Romana per accorciare le distanze. Nata come una diramazione, divenne presto un’arteria vitale per penetrare il cuore dell’Appennino e raggiungere le colonie della costa picena. (foto nando.roma.it)

Il costruttore e la datazione

La strada deve il suo nome al magistrato che ne promosse la costruzione, il console Lucio Cecilio Metello Diademato (Lucius Caecilius Metellus Diadematus). L’opera fu realizzata con ogni probabilità durante il suo consolato nel 117 a.C., o forse poco dopo, durante la sua censura del 115 a.C. La realizzazione di questa infrastruttura non rispondeva solo a esigenze logistiche, ma rappresentava un preciso atto politico della Gens Caecilia, una delle famiglie più influenti di Roma.

La moneta romana che celebra la vittoria di Panormus nel 251 a.C.: sul fronte: Quinto Cecilio Metello Pio nel 81 a.C. - sul retro, un elefante delle truppe di Asdrubale sconfitto, fratello di Annibale
Moneta romana che celebra la vittoria a Panormus di Quinto Cecilio Metello contro gli elefanti delle truppe di Asdrubale, fratello di Annibale.

Attraverso questa grande opera pubblica, la famiglia intendeva celebrare il proprio prestigio e consolidare il controllo romano sui territori dei Sabini e dei Pretuzi, la cui sottomissione era stata completata da Manio Curio Dentato nel 290 a.C.

Un tracciato audace attraverso l’Appennino

La Via Caecilia non nasceva direttamente da Roma, ma si diramava dalla Via Salaria al 64° miglio, nei pressi dell’antica Interocrium, l’odierna Antrodoco. Da questo snodo cruciale iniziava il suo percorso autonomo, risalendo le Gole di Antrodoco lungo il tracciato oggi seguito dalla SS 17 fino a raggiungere l’altopiano di Sella di Corno. In questo luogo è stato rinvenuto il miliario LXXII, che segnava il 72° miglio dall’Urbe.

Teatro romano della città di Amiternum (fondata dai Sabini) lungo la strada romana "Caecilia" della prima età augustea.
Teatro romano della città di Amiternum (fondata dai Sabini) lungo la strada romana “Caecilia”.

Superato il valico, la strada entrava nella conca aquilana toccando l’importante centro di Amiternum (presso San Vittorino), patria dello storico Sallustio, di cui ancora oggi si ammirano i resti dell’anfiteatro e del teatro. Da qui il tracciato compiva una manovra ingegneristica notevole per l’epoca: invece di piegare verso Ascoli come la Salaria, la Caecilia puntava dritta verso il massiccio del Gran Sasso, valicando l’Appennino al Passo delle Capannelle (oggi ricalcato dalla SS 80).

Una volta superata la catena montuosa, la via scendeva ripida lungo la Valle del Vomano, sfruttando questo corridoio naturale per raggiungere rapidamente l’Adriatico.

Giunta in prossimità della costa, la strada si biforcava per servire le due colonie strategiche di Hatria (Atri) e Castrum Novum (Giulianova).

I monumenti lungo il cammino

La Via Caecilia non era solo una striscia di ghiaia e basolato, ma un percorso costellato di infrastrutture imponenti e luoghi di culto.

Una delle testimonianze più affascinanti si trova a Montorio al Vomano, in località Venaquila, dove nel 1865 furono scoperti i resti di un Tempio di Ercole. Questo santuario, dedicato al protettore dei viandanti e dei commerci, conserva uno splendido pavimento a mosaico datato al 55 a.C. che riporta i nomi dei consoli Pombeio et Crasso, e rappresentava una sosta spirituale obbligata per chi scendeva dai monti.

Altrettanto fondamentale per la ricostruzione storica è il Miliario CIII (103), ritrovato nei pressi di Poggio Umbricchio (Crognaleto). Questo cippo conferma la numerazione progressiva da Roma (103 miglia, circa 152 km) e certifica il passaggio della strada in quel punto impervio della valle. Lungo tutto il percorso, specialmente tra Sella di Corno e le Capannelle, sono inoltre visibili tratti di mura poligonali e possenti sostruzioni, ovvero muri di contenimento eretti per sostenere la carreggiata e vincere le pendenze appenniniche.

Una doppia funzione: militare e pastorale

La costruzione di una strada così complessa e costosa rispondeva a una duplice necessità. Da un lato vi era l’urgenza militare e amministrativa di collegare rapidamente Roma con la costa adriatica centrale, snodo vitale per i commerci marittimi; la Caecilia, infatti, accorciava il viaggio rispetto alla Salaria di diverse miglia. Dall’altro lato, la strada razionalizzava antichissimi percorsi legati alla transumanza. La Valle del Vomano e i valichi toccati dalla Caecilia erano da secoli le autostrade naturali per le greggi che si spostavano dai monti d’Abruzzo verso i pascoli invernali, e la nuova consolare fornì una struttura stabile a questa economia millenaria.

L’eredità moderna

Ancora oggi, chi percorre la SS 80 del Gran Sasso da L’Aquila a Teramo o la SS 17 da Antrodoco a L’Aquila sta guidando sopra la storia. Le curve, i valichi e i panorami che si aprono davanti al viaggiatore moderno sono gli stessi che vedevano i legionari di Metello oltre duemila anni fa. La Via Caecilia non è scomparsa sotto l’asfalto, ma continua a svolgere, silenziosa, il suo antico compito di collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico.

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