Il concetto di “Roma Aeterna”, ovvero Roma eterna, rappresentava nell’antica Roma molto più di una semplice espressione geografica o politica; era l’idea profonda di una città destinata a perdurare per sempre, un’entità in grado di mantenere la sua grandezza, il suo potere e la sua influenza sia sul piano terreno che spirituale. Questa visione rifletteva una convinzione radicata nell’identità romana, e il concetto acquisì particolare forza con l’avvento dell’Impero.
A partire da Augusto, gli imperatori promossero attivamente l’immagine di Roma come il centro immutabile del mondo, custode inossidabile della legge, dell’ordine e della civiltà. “Roma Aeterna” non era solo uno slogan, ma un simbolo potentissimo che serviva a legittimare il potere imperiale e a infondere un profondo senso di appartenenza e orgoglio nei cittadini romani. La sua presenza era diffusa nella propaganda ufficiale, comparendo su monete, monumenti, iscrizioni pubbliche e opere letterarie.
La Dea Roma
A livello simbolico, Roma era considerata la portatrice di una missione universale, strettamente associata all’ideale della “Pax Romana“, una pace eterna. Era spesso personificata attraverso figure mitiche come la Lupa Capitolina, i gemelli Romolo e Remo, e in particolare la Dea Roma, venerata quasi come una divinità. La Dea Roma, figura della religione romana fin dal IV secolo a.C., personificava la città e lo Stato romano.
Le prime rappresentazioni della dea su monete romane risalgono al 269 a.C., e già nel 204 a.C. il suo culto era attestato anche a Locri, suggerendo che anche i non-romani attribuissero qualità divine al dominio di Roma. Durante l’epoca repubblicana, la dea era raffigurata sulle monete con il solo volto, cinto da un elmo alato, mentre in epoca imperiale si impose la sua figura completa, seduta in trono, in veste amazzonica e armata di spada, scudo, lancia e globo terrestre con una piccola Vittoria alata. Anche se principalmente una dea provinciale, usata per diffondere lealtà allo stato nelle province (con templi a Smirne, Efeso, Sardi, Delo e Pola), il suo culto era presente anche a Roma, dove Adriano fece costruire un Tempio di Venere e Roma sulla via Sacra.
Il significato di “Roma Aeterna” si estendeva anche a una valenza religiosa. Nelle province dell’Impero si diffusero culti che univano la venerazione della città a quella dell’imperatore, rafforzando ulteriormente il messaggio dell’eternità e dell’invincibilità di Roma.
Un esempio significativo dell’importanza di questo concetto si ritrova nel regno dell’imperatore Filippo l’Arabo (244-249 d.C.). Sebbene il suo regno sia durato circa cinque anni e mezzo e sia stato caratterizzato da umili origini, Filippo è passato alla storia anche per aver celebrato il primo millennio di Roma. Il 21 aprile 248, egli si recò a Roma per rinsaldare i rapporti con il Senato e presiedere ai Ludi Saeculares, le sontuose celebrazioni dei mille anni dalla fondazione di Roma (753 a.C.). Questi festeggiamenti furono splendidi, includendo spettacolari giochi del circo e rappresentazioni teatrali in tutta la città, e vennero celebrati con l’emissione di monete speciali che sul rovescio mostravano gli animali usati per i giochi, come elefanti, cervi e ippopotami. Una moneta coniata sotto Filippo l’Arabo per celebrare il Saeculum Novum (Nuovo Secolo) mostra infatti sul rovescio un tempio dedicato alla Dea Roma. Molte delle monete coniate in questo periodo, come un aureo dell’imperatore Filippo l’Arabo, recano sul rovescio l’immagine della Dea Roma e la leggenda esplicativa “ROMAE AETERNAE”.
La scelta di utilizzare la Dea Roma e la leggenda “ROMAE AETERNAE” su queste emissioni non era casuale; in un periodo di crescente instabilità e minacce ai confini dell’Impero, era essenziale rinnovare la fiducia nella missione universale di Roma e nella sua capacità di durare per sempre.
Il concetto di “Roma Aeterna” sopravvisse anche dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, lasciando un’eredità profonda sia nell’Impero Bizantino che nella tradizione cristiana, dove la Chiesa di Roma si considerò erede dell’autorità e della sacralità dell’antica Roma. In definitiva, “Roma Aeterna” non fu mai solo una semplice frase, ma incarnò una visione del mondo in cui Roma era il punto focale immutabile della storia, della cultura e del potere universale.
La moneta dell’imperatore Filippo l’Arabo con Romae Aeternae
Durante i lavori di sistemazione della via Prenestina negli anni ’30 del 1900, è stato ritrovato un denario aureo, una moneta d’oro, dell’imperatore Filippo l’Arabo. Questa scoperta è avvenuta specificamente all’interno di uno dei sepolcri portati alla luce lungo la via Prenestina, descritto come una semplice fossa murata, priva di ornamenti o ricchezze evidenti (in bianco e nero nella figura 1).

La moneta presenta sul suo dritto il ritratto laureato dell’imperatore Filippo l’Arabo, affiancato dal suo nome, Iulius Philippus Aug.. Sul rovescio, la moneta mostra l’effigie della Dea Roma seduta, con il capo cinto da un elmo, uno scudo posizionato ai suoi piedi, una lancia appoggiata a uno scettro o la lancia stessa, e una piccola statua della Vittoria alata retta nella mano destra. Intorno a questa rappresentazione, si legge la leggenda esplicativa “ROMAE AETERNAE”. Questa tipologia di moneta, raffigurante la Dea Roma, era un genere comune e significativo, utilizzato per esprimere la “forza dell’Urbe”.
L’emissione di queste monete avveniva in un periodo particolarmente difficile per l’Impero Romano, caratterizzato da frequenti assalti barbarici ai confini e da una crescente anarchia militare interna.










