I guardiani della strada: viaggio nei borghi-chiave della SS 17

La Statale 17 non è un semplice nastro d’asfalto srotolato sugli Appennini; è un filo rosso che cuce insieme città strategiche, ognuna con un ruolo preciso nel grande meccanismo della storia del Centro-Sud. Ecco come questi centri hanno plasmato (e sono stati plasmati da) questa direttrice.

Rocca Calascio: il guardiano del tratturo

Se la SS 17 è l’erede moderna del Tratturo Magno (L’Aquila-Foggia), Rocca Calascio era la sua torre di controllo nel primo tratto.

Dalla sua posizione a 1460 metri, la Rocca non serviva a difendere una città, ma a controllare i flussi. Dominava la Piana di Navelli e la Valle del Tirino, proprio dove passava l’immenso gregge della transumanza diretto in Puglia.

Rocca Calascio. Foto di Alessandro Cesarano - pexels.com
Rocca Calascio. Foto di Alessandro Cesarano – pexels.com

Il castello faceva parte di un sistema difensivo che garantiva la sicurezza (e la tassazione) delle greggi che si muovevano lungo la direttrice che oggi è ricalcata grossomodo dalla SS 17. Chi controllava la Rocca, controllava l’economia della lana che viaggiava sotto di essa.

Guidando sulla SS 17, specialmente nel tratto dell’Altopiano di Navelli, alzando lo sguardo verso la catena del Gran Sasso è spesso possibile scorgere la sagoma della Rocca che si staglia contro il cielo, ricordando al viaggiatore moderno chi comandava su quella valle secoli fa. Se la SS 17 è il fiume dove scorreva la ricchezza (le pecore), Rocca Calascio era il falco appollaiato sulla montagna che quel fiume lo osservava scorrere.

Popoli Terme: “la chiave dei tre Abruzzi”

Prima di addentrarsi nella valle Peligna, la SS 17 tocca Popoli, un nodo viario fondamentale fin dall’antichità. Qui la statale incrocia la Via Tiburtina Valeria (che arriva da Roma), creando un crocevia che ha sempre controllato l’accesso tra la costa adriatica, l’Aquilano e il sud della regione.

Castello Cantelmo presso Popoli in Abruzzo, una dogana naturale che controllava l'accesso all'Adriatico
Castello Cantelmo, una dogana naturale che controllava l’accesso all’Adriatico

Popoli non era solo un punto di passaggio, ma una dogana naturale. Il suo castello (il Castello Cantelmo) sorse proprio per sorvegliare questo snodo e riscuotere i pedaggi.

Proprio su questo tratto, tra le famose “Svolte di Popoli” che si arrampicano verso l’altopiano di Navelli, si corre dal 1963 una delle cronoscalate automobilistiche più antiche e affascinanti d’Italia, trasformando la statale in un circuito leggendario.

Sulmona: il cuore della Transumanza

Scendendo verso sud, Sulmona rappresenta il cuore pulsante del sistema viario abruzzese. Qui la SS 17 ricalca fedelmente l’antica viabilità romana, la Via Claudia Nova e i percorsi della transumanza.

Scena di una transumanza di pecore lungo l'appennino abruzzese. Immagine realizzata con AI
Scena di una transumanza di pecore lungo l’appennino abruzzese. Immagine AI

Sulmona era il punto di raccolta dove i pastori che scendevano dalle montagne del Gran Sasso e della Maiella si preparavano ad affrontare la parte più dura del viaggio verso la Puglia. La città è storicamente un mercato fiorente proprio grazie a questo flusso continuo di genti e merci lungo la direttrice nord-sud.

Pettorano sul Gizio: l’eredità di Napoleone

Proseguendo verso Roccaraso, si incontra Pettorano sul Gizio, un borgo che fungeva da vera e propria “porta fortificata” prima della salita verso il temibile Altopiano delle Cinque Miglia.

La “Strada Napoleonica”. Forse non tutti sanno che l’assetto moderno di questo tratto della SS 17 si deve a Gioacchino Murat, Re di Napoli e cognato di Napoleone. Fu lui a volere l’ammodernamento della vecchia “Via degli Abruzzi” all’inizio dell’800. A Pettorano esisteva una stazione di posta e controllo per il cambio dei cavalli prima della ripida ascesa verso Roccapia, un’infrastruttura vitale per la “Messaggeria degli Abruzzi” voluta dai francesi.

Joachim Murat Re di Napoli: particolare del ritratto equestre dipinto da Antoine-Jean Gros (1771–1835)
Joachim Murat Re di Napoli: particolare del ritratto equestre dipinto da Antoine-Jean Gros (1771–1835)

Castel di Sangro: la porta degli Abruzzi (e dei Re)

Arrivando al confine con il Molise, Castel di Sangro si erge come sentinella strategica. È qui che la SS 17 si sovrappone o corre parallela al Regio Tratturo Castel di Sangro-Lucera, noto anche come il “Tratturo dei Re”.

Se Foggia era il punto d’arrivo, Castel di Sangro era il punto di “smistamento”. Qui si incrociavano le competenze della Doganella d’Abruzzo e della Dogana di Foggia. La città fiorì grazie a questo ruolo di cerniera: non a caso, la ferrovia Sangritana fu costruita proprio per collegare questo snodo vitale con l’Adriatico, seguendo le logiche di scambio che la SS 17 aveva consolidato nei secoli.

Isernia e il valico del Macerone

Entrando in Molise, la statale affronta il Valico del Macerone prima di scendere a Isernia.

Questo tratto della SS 17 è entrato nella leggenda del ciclismo. Si racconta che durante il Giro d’Italia del 1921, sul Macerone (una salita che all’epoca era sterrata e brutale), il campionissimo Costante Girardengo, esausto, scese dalla bici e tracciò una croce sulla strada polverosa, urlando “Io qui mi fermo!”. La SS 17, con le sue pendenze, aveva sconfitto anche i giganti dello sport.

In sintesi, percorrere la SS 17 toccando questi centri significa ripercorrere la spina dorsale economica del Regno di Napoli, dove ogni castello, ogni dogana e ogni svolta raccontano di un tempo in cui questa strada era l’unico filo che teneva uniti l’Abruzzo montano e il ricco Tavoliere.

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