Colonna posta all’inizio della Strada Statale 4-bis che da Rieti porta al monte Terminillo.
All’inizio della strada, a Lisciano, fu posta una colonna di granito con l’iscrizione: “Con questa strada / da Benito Mussolini / fu rivelata a Roma / la sua montagna”. Scritta cancellata.
La Via Terminillese
La ex strada statale 4 bis del Terminillo, conosciuta anche come via del Terminillo o semplicemente Terminillese, è un’importante arteria stradale regionale italiana che collega la città di Rieti con le suggestive località del Monte Terminillo, raggiungendo la sua vetta a Campoforogna, a 1675 metri sul livello del mare. Attualmente classificata come strada regionale 4 bis, questa via si estende per circa 22 chilometri e riveste un ruolo significativo sia per il trasporto che per la storia e lo sport.
La Montagna di Roma
Fino agli inizi del Novecento, il Monte Terminillo era una destinazione riservata principalmente a montanari e alpinisti, con la strada carrozzabile che terminava nel paese di Lisciano, a soli 610 metri di quota, rendendo necessario proseguire a piedi o a dorso di mulo su sentieri e mulattiere. All’inizio degli anni Trenta, l’aumento del numero di sciatori ed escursionisti evidenziò l’urgente necessità di una strada carrozzabile che facilitasse l’accesso alle piste da sci. L’idea prese forma grazie all’intervento di Angelo Manaresi, allora presidente del Club Alpino Italiano, che spinse il governo Mussolini a realizzare una moderna stazione sciistica sul Terminillo, concepita come una “montagna di Roma” da affiancare agli stabilimenti balneari di Ostia, la “spiaggia di Roma”.
La costruzione di questa fondamentale arteria fu un ordine diretto di Benito Mussolini al podestà di Rieti, Alberto Mario Marcucci. Per ottemperare all’ordine, Marcucci dovette distogliere significativi fondi inizialmente destinati alla bonifica della Piana Reatina, una decisione che gli valse numerose critiche da parte dei cittadini di Rieti. Lo stesso Mussolini contribuì personalmente alle spese di costruzione con una somma di 400.000 lire.
La strada, denominata Via Terminillese, fu progettata come una diramazione della storica strada statale 4 Via Salaria. Il primo tratto, dall’innesto con la Via Salaria alle porte di Rieti fino a Lisciano, era preesistente e richiese solamente un allargamento e una sistemazione. Da Lisciano in poi, fu costruita una strada completamente nuova. La progettazione venne affidata all’ingegnere civile tedesco Heinrich Gassmann, padre del celebre attore Vittorio Gassmann. Il progetto fu redatto secondo criteri ingegneristici moderni dell’epoca, garantendo un’ascesa il più agevole possibile nonostante il notevole dislivello di oltre mille metri. Il tracciato si caratterizza per la sua grande regolarità, distribuendo equamente il dislivello lungo tutta la sua lunghezza. La strada fu concepita per essere percorsa a velocità considerevoli, grazie a raggi di curvatura piuttosto ampi; solo in quattro punti la direzione dell’ascesa veniva invertita con tornanti, dove si rendeva necessario rallentare. Anche la carreggiata, per gli standard del tempo, era insolitamente larga.
I lavori di costruzione iniziarono quasi subito, all’inizio del 1933. Il primo tronco della strada, da Lisciano fino ai 1080 metri del pianoro di Pian de’ Rosce, fu completato già nel dicembre dello stesso anno. Entro il 1935, la strada raggiunse Campoforogna, e i lavori finali per renderla transitabile anche durante l’inverno furono conclusi nel 1938. La sua realizzazione fu fortemente enfatizzata dalla propaganda del regime fascista: a Campoforogna, al termine della strada, fu eretto un cippo in memoria dei Martiri della Rivoluzione Fascista, opera dell’artista reatino Arduino Angelucci, inaugurato nel 1935 per celebrare la conclusione dei lavori.
Evoluzione e Descrizione del Percorso
Nel 1942, la strada fu ufficialmente classificata come strada statale, assumendo la numerazione “4 bis” tramite la Legge 11 maggio 1942, n. 582. Negli anni Cinquanta, l’amministrazione provinciale di Rieti realizzò un prolungamento della Terminillese, estendendola da Campoforogna fino alla Sella di Leonessa, un punto di valico a 1900 metri di quota, per poi discendere lungo il versante nord del Terminillo e terminare a Leonessa (970 m). Questa estensione è oggi conosciuta come strada provinciale 10 “Turistica del Terminillo”, trasformando di fatto la salita del Terminillo in un vero e proprio passo appenninico, offrendo un collegamento alternativo tra la Piana di Rieti e l’altopiano di Leonessa. Nel 2002, la strada è stata declassata a strada regionale e la sua gestione è passata dall’ANAS alla regione Lazio, tramite la società Astral. Attualmente, la tratta dal chilometro 5 in poi è di competenza regionale, mentre i primi 5 chilometri sono gestiti dal comune di Rieti come strada urbana.
La strada ha inizio a 408 metri sul livello del mare, appena fuori dal centro storico di Rieti, a seicento metri da Porta d’Arci, staccandosi dal vecchio tracciato della strada statale 4 Via Salaria. Sebbene originariamente questa zona fosse esterna alla città, lo sviluppo urbanistico tra gli anni Cinquanta e Ottanta l’ha resa densamente abitata, conferendo al primo tratto un carattere urbano. La Terminillese incrocia presto la ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila e attraversa il quartiere di Piazza Tevere. Dopo l’incrocio semaforico con via Palmiro Togliatti, la strada prosegue affiancata da pini con pendenze moderate (2-3%) e un tracciato rettilineo, costeggiando i quartieri di Campoloniano e il colle de La Foresta.
Abbandonata la periferia di Rieti, al chilometro 4 la Terminillese attraversa la frazione di Vazia (512 m s.l.m.) e più avanti costeggia Lisciano. A Lisciano, all’altezza del chilometro 5,5 e a 560 metri sul livello del mare, si innesta via Maestri del Lavoro e si trova una colonna di granito che tradizionalmente segna il punto di partenza delle cronoscalate ciclistiche e automobilistiche per il Terminillo. Da questo punto in poi, la strada inizia a salire con maggiore decisione, con una pendenza media del 7,5% e punte che raggiungono l’11%. Il percorso tocca Pian de Rosce (1080 m s.l.m.) al km 13, Pian de Valli (1620 m s.l.m.) al km 19, per poi terminare a Campo Forogna (1675 m s.l.m.) al km 22.
Alla sua conclusione a Campoforogna, è presente una rotatoria da cui ha inizio e fine la strada panoramica circolare nota come “via dell’anello”. Da qui, inoltre, ha origine la Strada Provinciale 10, che prosegue l’ascesa fino alla soprastante Sella di Leonessa (quasi 1900 metri s.l.m.) e si estende poi fino a Leonessa lungo la Vallonina.
La Terminillese e il suo Legame con lo Sport
La Terminillese ha un legame profondo con il mondo dello sport, in particolare con il ciclismo e le competizioni automobilistiche. Lungo il suo percorso, nel tratto che va da Lisciano a Campoforogna, si tiene ogni anno la Coppa Bruno Carotti, una celebre competizione automobilistica che fa parte del campionato italiano e internazionale di velocità in montagna.
La salita del Terminillo è inoltre una scalata storica del Giro d’Italia, con la strada che è stata attraversata più volte dalla carovana della corsa rosa. Il Terminillo è stato arrivo di tappa in diverse edizioni del Giro, spesso in formato di cronometro individuale, consolidando la sua reputazione come una delle salite più impegnative dell’Italia Centrale. Tra le edizioni che hanno visto il Terminillo come arrivo di tappa si ricordano: il 1936 (vinta da Giuseppe Olmo), il 1937 (Gino Bartali), il 1938 e il 1939 (entrambe vinte da Giovanni Valetti). Negli anni più recenti, la salita è stata affrontata anche nel 1987 (Jean-Claude Bagot), 1992 (Luis Herrera), 1997 (Pavel Tonkov), 2003 (Stefano Garzelli) e 2010 (Chris Anker Sørensen). La sua importanza storica nel Giro d’Italia è tale che la scalata del Terminillo è entrata a far parte della corsa rosa per quattro anni consecutivi, divenendo una delle tappe “clou”.









