Per secoli, il ponte Romano sul Velino è stato la porta d’ingresso monumentale per chi giungeva a Rieti da Roma percorrendo la Via Salaria. Oggi, del glorioso ponte, rimane solo un’ombra silenziosa sotto il pelo dell’acqua.
Una rampa verso il Foro: il viadotto “sotterraneo”
Costruito probabilmente nel III secolo a.C. (con rifacimenti nel I sec. d.C.), il ponte non era una struttura isolata, ma la testa di ponte di una colossale opera di ingegneria idraulica e viaria. Per proteggere la Via Salaria dalle frequenti piene del fiume Velino e permetterle di raggiungere il livello del foro cittadino (più alto rispetto alla riva), i romani costruirono un imponente viadotto in opus quadratum (grandi blocchi squadrati di travertino cavernoso).

Se il ponte vero e proprio è oggi quasi invisibile, il viadotto sopravvive intatto ed è il cuore della “Rieti Sotterranea”: le sue arcate cieche e i suoi poderosi piloni sono ancora visitabili nelle cantine dei palazzi nobiliari di Via Roma, sostenendo letteralmente la città moderna.
Il Ponte: tre archi contro la corrente
La struttura che attraversava il fiume era massiccia: lunga circa 39 metri e larga oltre 6, si componeva di tre luci.
Un grande arco centrale (con una luce di circa 16 metri) scavalcava il flusso principale, mentre due arcate laterali più piccole (di circa 7 metri) fungevano da sfogo (luci di scarico) per alleggerire la pressione dell’acqua durante le piene.
I blocchi erano fissati con grappe di ferro piombato, una tecnica che garantiva un’elasticità e una resistenza eccezionali.

La storia del Cassero: la dogana fortificata
Nel Medioevo, l’importanza strategica del ponte lo rese un punto nevralgico per la difesa della città. Proprio al suo ingresso fu eretto un torrione merlato noto come il Cassero, che fungeva da corpo di guardia e dogana. La sua storia è turbolenta quanto quella del fiume che sorvegliava:
- XIV Secolo: Durante un tumulto popolare, la prima struttura fu distrutta dalla furia della folla.
- 1439: Il cardinale Giovanni Vitelleschi, legato pontificio, ordinò la sua ricostruzione, affidando i lavori a mastro Giacomo da Varese. Il nuovo Cassero divenne un simbolo del controllo pontificio sulla città.
- 1883: La fine della torre fu decretata non da una guerra, ma da… un carro di fieno. La porta d’accesso del torrione era infatti troppo bassa per permettere il passaggio dei carri agricoli carichi, ormai sempre più voluminosi. Il Consiglio Comunale di Rieti, con una delibera del 29 gennaio 1883, decise di sacrificarlo in nome della viabilità. A maggio dello stesso anno, il Cassero fu demolito per sempre.

La fine del Ponte Romano
Se il Cassero cadde per mano dei carri, il Ponte Romano cadde per mano degli ingegneri idraulici. Negli anni ’30 del Novecento, per scongiurare il rischio di inondazioni che affliggeva la Piana Reatina, si decise che il vecchio ponte, ormai troppo basso rispetto al livello del fiume innalzato dai detriti, costituiva un “tappo” pericoloso.

Nel 1932 iniziarono le operazioni di smontaggio per sostituirlo con una struttura moderna a campata unica. Tuttavia, l’operazione si rivelò più complessa del previsto e fu interrotta: le parti superiori furono rimosse, mentre i piloni e le fondazioni furono lasciati nel letto del fiume e sono quelli tutt’ora visibili.
Il Ponte XXVIII Ottobre: distrutto e risorto
La soluzione moderna ai problemi idraulici, inaugurata alla fine degli anni ’30 (1938/1939) con il nome di Ponte XXVIII Ottobre (dedicato alla marcia su Roma), ebbe un destino drammatico e brevissimo.
Progettato in cemento armato a campata unica per eliminare i piloni dal letto del fiume e scongiurare le piene, questo ponte fu vittima della guerra pochi anni dopo la sua costruzione. Nel 1944, durante la ritirata verso nord, le truppe tedesche lo minarono e lo fecero saltare in aria per rallentare l’avanzata degli Alleati, cancellando in un istante l’opera da pochi anni completata. Fu lesionato ancora di più a seguito del bombardamento del Borgo da parte degli Alleati, avvenuto il 6 giugno 1944.

La struttura che oggi permette il traffico su Via Roma non è quindi quella originale del Ventennio, ma il frutto di una rapida ricostruzione post-bellica. Mantenendo l’impostazione tecnica a campata unica e il perfetto allineamento con la Via Salaria, il ponte ricostruito continua a svolgere la sua funzione vitale per la città, nascondendo sotto le sue forme moderne le cicatrici della storia e i resti sommersi del suo glorioso predecessore romano.
Oggi, guardando dal moderno Ponte XXVIII Ottobre, specialmente nei periodi di secca, si possono ancora scorgere i resti dei piloni romani che affiorano dall’acqua: le fondamenta sommerse di un gigante che per due millenni ha portato il mondo a Rieti.














