Tra le gole del fiume Tronto e i tornanti della storica Via Salaria si trova il Ponte d’Arli, noto anche come Ponte Vecchio che segnava un importante passaggio tra le Marche e il Lazio.
Il ponte si trova nella frazione omonima del comune di Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno. Per secoli ha garantito l’attraversamento del Tronto in un punto strategico lungo la Salaria. Proprio per la sua importanza logistica, il percorso doveva disporre già in epoca imperiale di un attraversamento stabile del fiume, anche se l’opera attuale non risale integralmente a quel periodo.
La storia del ponte
La storia del ponte è caratterizzata da continui rifacimenti. In epoca medievale subì danni ripetuti a causa delle piene del Tronto e dei frequenti terremoti che interessano l’Appennino centrale. Gran parte dell’aspetto attuale deriva da importanti lavori di ricostruzione tra il XVI e il XVIII secolo. Secondo alcune ricostruzioni storiche locali, la fase principale dei lavori si colloca tra il 1572 e il 1580. La ricostruzione fu necessaria dopo il crollo di un ponte precedente in località Rionile, travolto dall’eccezionale piena del 1570 nota come Piena di San Giovanni.
Le fonti locali attribuiscono la direzione dei lavori all’architetto ascolano Camillo Merli, già attivo ad Ascoli Piceno per opere come Porta Tufilla. Si fa anche riferimento ai cosiddetti Maestri Comacini, ma questa attribuzione resta ipotetica e più legata a tradizioni locali o allo stile costruttivo – basato su archi in conci di travertino – che a documenti certi.
Nel corso dei secoli il ponte ha mantenuto un ruolo strategico, non solo commerciale ma anche militare. Nel 1591 il brigante Marco Sciarra attaccò una colonna di rifornimenti pontifici nei pressi del ponte. All’inizio del Seicento si registra la presenza di truppe corse inviate a reprimere il brigantaggio. Nel 1799, durante le guerre napoleoniche, il brigante Sciabolone (al secolo Giuseppe Costantini) bloccò qui truppe francesi dirette verso Talvacchia, provocando l’istituzione di un presidio armato sul ponte fino alla Restaurazione. Anche durante il Risorgimento l’attraversamento fu usato dalle forze piemontesi, con il passaggio del generale Ferdinando Augusto Pinelli.
Architettura del ponte
Dal punto di vista architettonico, il ponte si presenta in muratura di travertino bianco, con archi a tutto sesto impostati su fondazioni più antiche. Ha una lunghezza di circa cinquanta metri e una carreggiata stretta, con spallette in pietra squadrata. Sul lato a monte si notano i contrafforti costruiti per contenere la forza delle piene del fiume. La conformazione leggermente arcuata, detta “a schiena d’asino”, era funzionale alla distribuzione delle spinte.
Il ponte oggi
Con la costruzione della moderna Salaria e dei viadotti che superano le gole del Tronto, il ponte ha perso la funzione di attraversamento veicolare pesante ed è stato chiuso al traffico motorizzato. Rimane però percorribile a piedi. I terremoti del 2016 e 2017 hanno causato danni e portato a limitazioni d’uso, ma la struttura ha mantenuto la sua integrità portante. Oggi rappresenta un’importante testimonianza storica e paesaggistica, riconosciuta dalla Soprintendenza per il valore culturale e ambientale del sito.








