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Pomerio Vespasiano, 75 dc, Santa Cecilia

Cippo pomeriale in travertino dell'imperatore Vespasiano con iscrizione latina, conservato a Santa Cecilia in Trastevere.

Se passeggiate nel rione Trastevere, c’è un angolo di storia imperiale che merita un’attenzione particolare, spesso ignorato dai flussi turistici più frettolosi. Si tratta di un’antica pietra di confine, un cippo pomeriale, che racconta di quando Roma dovette allargare i propri limiti sacri per riflettere la grandezza raggiunta dai suoi domini. Questo reperto straordinario non si trova in un museo asettico, ma è custodito nel portico della Basilica di Santa Cecilia, proprio dove il passato riemerse letteralmente da sotto i piedi dei fedeli.

Scritte:

IMP.CAESAR
VESPASIANUS
AUG. PONT. MAX.
TRIB. POT. VI IMP. XIV PP.
CENSOR COS. VI DESIG. VII
T. CAESAR. AUG. F.
VESPASIANUS. IMP. VI
PONT. TRIB. POT. IV CENSOR
COS. IV DESIG. V
AUGTIS P.R. FINIBUS
POMERIUM AMPLIAVERUNT
TERMINAVERUNTQUE

CIPPO DEL POMERIO URBANO
POSTO NELL’ANNO LXXV
RINVENUTO QUI PRESSO
NEL MCM

Cippo pomeriale in travertino dell'imperatore Vespasiano con iscrizione latina, conservato a Santa Cecilia in Trastevere.
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, cippo pomeriale trovato nel 1900, oggi nel portico, che attesta l’ampliamento del confine sacro di Roma voluto dall’imperatore Vespasiano e dal figlio Tito.

Una scoperta sotto il pavimento

La storia del ritrovamento di questo cippo è un classico esempio di archeologia urbana fortuita. Era l’anno 1900 e nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere fervevano i lavori per il rinnovo del pavimento. Durante le operazioni di scavo, tra i materiali di risulta utilizzati in epoche più tarde per le fondazioni o le strutture, emersero diverse lapidi iscritte. La più importante tra queste si rivelò essere un blocco di travertino, purtroppo mutilo nella parte superiore sinistra e in basso, e spaccato in quattro pezzi. Nonostante i danni subiti nel corso dei secoli, quel blocco portava ancora incisa, chiara e imperiosa, la voce dell’autorità imperiale.

I “Censori” che ridisegnarono Roma

L’iscrizione latina è un documento giuridico e politico di eccezionale valore. Essa ci informa che gli imperatori Vespasiano e suo figlio Tito — citati con tutti i loro titoli di Imperator, Augustus, Pontefice Massimo e Padre della Patria — compirono un atto solenne riservato a pochissimi: l’ampliamento del Pomerium. Il testo recita testualmente: “auctis populi romani finibus pomerium ampliaverunt terminaveruntque”. Questa frase, “avendo allargato i confini del popolo romano”, non era retorica: per l’antica legge religiosa romana, si poteva estendere il confine sacro dell’Urbe solo se si era esteso fisicamente il territorio dello Stato acquisendo nuove terre nemiche. Se Claudio lo aveva fatto dopo la conquista della Britannia, Vespasiano rivendicò questo diritto probabilmente dopo aver annesso all’Impero la Commagene di Siria.

Un anno preciso: il 75 d.C.

Leggendo tra le righe delle cariche riportate sulla pietra, gli archeologi hanno datato con precisione l’evento. Sebbene Vespasiano e Tito avessero ricoperto la censura (la carica che sovrintendeva ai costumi e ai confini) negli anni 73 e 74, le indicazioni delle potestà tribunizie e dei consolati incise sul cippo ci portano al primo semestre dell’anno 75 d.C.. Questo sfasamento temporale ci svela un dettaglio burocratico interessante: la decisione politica dell’ampliamento fu presa durante la censura, ma la collocazione fisica e materiale dei cippi — la “terminazione” vera e propria — fu completata solo l’anno successivo, un lavoro colossale che richiese tempo per essere portato a termine lungo tutto il perimetro cittadino.

Un documento raro

Il valore di questo cippo è amplificato dalla sua rarità. Prima del suo ritrovamento a Santa Cecilia, si conoscevano solo altri due cippi relativi a questo specifico ampliamento operato dalla dinastia Flavia: uno scoperto nel XVI secolo fuori Porta Pinciana e l’altro rinvenuto a Testaccio nel 1856. A differenza degli altri, che riportavano numeri ordinali o distanze in piedi dal cippo successivo, l’esemplare di Santa Cecilia ha perso queste indicazioni marginali a causa del taglio della pietra, ma conserva intatto il messaggio centrale: la potenza di Roma che cresce e, con essa, il suo cuore sacro che si dilata per accogliere un mondo sempre più vasto.

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