Durante i lavori di riqualificazione di Piazza Augusto Imperatore, nel 2021 gli archeologi si sono imbattuti in qualcosa di inaspettato. Dalla terra è emerso un blocco di travertino, un rarissimo cippo pomeriale dell’imperatore Claudio, perfettamente conservato e, fatto ancora più eccezionale, trovato in situ, ovvero nella sua posizione originaria.
Il Cippo che in centimetri misura 193 di altezza, 74,5 di larghezza e 54 di profondità, si può ammirare nella Sala Paladino del Museo dell’Ara Pacis, dove si trova il calco della statua dell’imperatore Claudio, assicurando così la conservazione e consentendo al contempo la fruizione da parte del pubblico, in attesa della collocazione definitiva negli spazi museali del Mausoleo di Augusto.
Le particolarità del cippo
L’impaginazione e la disposizione del testo conservato ricalcano quelle degli altri esemplari noti. Non si conserva il numerale seriale, che in altri casi compare sul fianco sinistro del cippo, e la parola pomerium, in due casi riscontrata sulla sommità.
Sul cippo mancano le prime delle nove righe: si tratta proprio di quelle che invece risultano leggibili nei frammenti degli altri cippi ritrovati. Dunque, è importante proprio che in questo siano le altre righe ad essere visibili.
L’iscrizione sul cippo ci riporta all’anno 49 d.C., momento in cui l’imperatore Claudio decise di compiere un atto di estremo significato religioso e politico: l’ampliamento del Pomerium. L’intervento sul pomerio effettuato da Claudio è l’unico attestato sia a livello epigrafico sia a livello letterario.
Claudio, l’imperatore erudito che sfidò la tradizione
Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, così come definito anche in questa iscrizione, è stato il quarto imperatore romano appartenente alla dinastia Giulio-Claudia e il primo a nascere fuori dal territorio che corrisponderebbe oggi alla penisola italiana. È passato alla storia – spiega – come un abile amministratore, un grande patrono dell’edilizia pubblica, e un imperatore espansionista in politica estera.
Il direttore dei Musei Capitolini, Claudio Parisi Presicce: “Claudio era un grande studioso della cultura etrusca e nell’incisione fece usare delle lettere che erano cadute in disuso, come il digamma inversum o più semplicemente la effe rivoltata per rappresentare il suono della w. L’incisione inizia con la titolatura dell’imperatore, poi ci sono alcune righe con le cariche, tra cui quella fondamentale di Censor, funzione che gli consentiva di operare direttamente sui confini”.
Spostare i termini non era un’operazione banale. La legge romana, lo ius proferendi pomerii, consentiva questo privilegio solo a chi avesse esteso i confini fisici dell’Impero annettendo nuovi territori. Claudio, fresco della conquista della Britannia, colse l’occasione per esercitare questo diritto, presentandosi ai cittadini come un “nuovo fondatore” della città, quasi un secondo Romolo.














