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Miliario CXXIII via Salaria

Il miliario romano del 123° miglio della Via Salaria conservato al Museo Archeologico di Ascoli Piceno. Cippo in travertino con iscrizione dell'imperatore Augusto.

Tra i tesori custoditi nel Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno, c’è un blocco di travertino apparentemente silenzioso che in realtà “urla” la grandezza di Roma. È il miliario del 123° miglio (CXXIII) della Via Salaria, un testimone oculare della grande ristrutturazione viaria voluta dal primo imperatore.

Un cilindro di travertino locale

Il cippo si presenta come una robusta colonna tronco-conica alta poco meno di un metro (94 cm) e con un diametro di 54 cm. Non è un marmo esotico importato dall’Oriente, ma travertino locale, la pietra che costituisce l’anima stessa di Ascoli (Asculum). Questa scelta non è casuale: dimostra come l’amministrazione romana sfruttasse le risorse del territorio per costruire infrastrutture destinate a durare in eterno.

La firma di Augusto

L’iscrizione incisa sulla pietra (catalogata come CIL IX, 5954) è un documento storico di eccezionale importanza. Non celebra la costruzione della strada, che era molto più antica, ma un massiccio intervento di restauro. Il testo riporta il nome dell’imperatore Augusto che, tra il 12 e l’11 a.C., su decreto del Senato (ex senatus consulto), rimise a nuovo l’intera consolare Salaria.

Questo cippo fa parte di una serie famosa (di cui fa parte anche il celebre miliario di Trisungo al 99° miglio): una sequenza di pietre che, come un moderno cantiere stradale, scandivano chilometro dopo chilometro la rinnovata potenza logistica dell’Impero.

La posizione strategica: verso l’Adriatico

Il numero CXXIII (123) ci racconta esattamente dove ci trovavamo. Poiché le miglia si contavano da Roma (dalle Mura Serviane), e sapendo che Ascoli si trova approssimativamente al 119° miglio, questa pietra non salutava i viaggiatori in arrivo, ma quelli in partenza.

Il miliario fu rinvenuto in località Marino del Tronto, a circa 4 miglia a est della città. Segnava quindi il tratto della Salaria che, lasciatasi alle spalle l’abitato di Asculum, scendeva lungo la vallata del Tronto puntando dritta verso l’Adriatico e il porto finale di Castrum Truentinum (l’odierna Martinsicuro/Porto d’Ascoli). Era, di fatto, l’ultimo grande segnale di civiltà urbana prima della costa.

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