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Lapide commemorativa Imperatore Traiano

Lapide commemorativa Imperatore Traiano

Se passate sotto l’arco di Porta Sant’Anna ad Antrodoco, voltate lo sguardo sul lato sinistro (quando entrate). Incastonata nella muratura, quasi a voler benedire chi entra nel borgo, c’è una lastra di pietra che racconta una storia di ingegneria estrema e di lotta contro la natura.

È la celebre Iscrizione di Traiano, un documento marmoreo che celebra i lavori di messa in sicurezza della Via Salaria compiuti dall’imperatore nel II secolo d.C.

IMP. CAES. DIVI/ NERVAE. F. NER/ VA. TRAIANVS/ AVG. GERMAN/ DACICVS PONTIF./ (MA)XIMVS T(RI)B./ (POTE)STATE XV IMP./ VI COS. (…) (S)VB/ STRVCTIONEM. CON/ (…) TEM MONTIS/ FECIT

L’iscrizione non è un semplice “io sono stato qui”. È un rapporto tecnico scolpito nella pietra. Il testo ricorda che l’imperatore Traiano, intorno all’anno 110-111 d.C. (la datazione si deduce dai titoli imperiali riportati, come la Tribunicia Potestas), ordinò lavori imponenti per proteggere la via consolare.

La Salaria, arteria vitale per il commercio del sale e per il controllo dell’Italia centrale, era minacciata in questo tratto da frane, caduta massi e dall’instabilità delle pareti montuose che incombevano sulla carreggiata.

Traiano, l’Optimus Princeps, intervenne con la costruzione di sostruzioni (muraglioni di sostegno) e opere di taglio della roccia per garantire che il passaggio restasse sicuro e aperto per le legioni e i mercanti.

Porta Sant’Anna con l’iscrizione di Traiano – Antrodoco (RI)

Il mistero dell’origine: da dove viene la lapide?

Come ci ricorda Giuseppe Antonio Guattani nei suoi Monumenti Sabini (1827-1830), la lapide non è nata dove la vediamo oggi. L’archeologo ottocentesco scriveva:

“Rilevo dalle memorie accumulesi che realmente vi stava incastrata la celebre iscrizione di Traiano, da 40 anni circa trasportata in Antrodoco, dove suole generalmente farsene menzione.”

Questo ci dice che il trasferimento avvenne alla fine del Settecento (circa 40 anni prima del 1827), ma da dove?

Gli studiosi si sono divisi per secoli. Alcuni, come Raffaele Fabretti (Inscriptionum antiquarum, Roma 1702), la volevano proveniente dalle Cutilie (la zona delle terme di Vespasiano).

Altri, come il Persichetti (“Viaggio archeologico sulla via Salaria”, Roma 1893), suggerivano le Gole del Sigillo, dove la “Tagliata” del Masso dell’Orso mostrava segni di lavori simili, ritenendo l’agro cutiliano troppo esteso e in parte pianeggiante, senza la presenza di pericolosi massi. Il critico suppone quindi la lapide proveniente dalle gole del Sigillo, sebbene ad un successivo esame essa risultò essere troppo piccola per quell’incavo.

Tuttavia, l’ipotesi più affascinante e probabile è che la lapide celebrasse i Fornici di Paterno (o Gole di Antrodoco): giganteschi muraglioni di terrazzamento costruiti dai romani proprio poco fuori l’abitato, per sostenere la strada in un punto critico dove la montagna franava verso il fiume Velino.

La lapide sarebbe stata quindi “salvata” dalle rovine di quei muraglioni e portata in città come trofeo e decoro per la porta urbica.

Traiano “copia” Augusto?

È curioso notare come Traiano, nel sistemare la Salaria, abbia operato proprio negli stessi luoghi dove, un secolo prima, era intervenuto Augusto (come testimonia il miliario del Masso dell’Orso).

Sembra quasi che tra i due imperatori ci fosse una “gara” a distanza su chi riuscisse a domare meglio l’aspra natura sabina. Se Augusto tagliò la roccia, Traiano la puntellò: due approcci diversi per lo stesso obiettivo: garantire l’agibilità delle vie consolari per l’espansione di Roma.

Oggi quella pietra è molto più di un reperto archeologico: è il simbolo della continuità storica di Antrodoco (Interocrium). Ci ricorda che duemila anni fa, esattamente come oggi, mantenere aperte le comunicazioni attraverso l’Appennino richiedeva sforzi titanici e una manutenzione costante.

L’iscrizione di Traiano è la firma d’autore su un’autostrada dell’antichità che non ha mai smesso di funzionare.

Testi tratti da: https://catalogo.beniculturali.it

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