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Il Miliario XXXV di Mompeo: la pietra che ha spostato la Salaria

Il Miliario romano XXXV (35° miglio) di età augustea conservato nel comune di Mompeo. Grande colonna in pietra con iscrizione latina.

C’è un oggetto, custodito oggi nell’atrio del Comune di Mompeo, che è molto pesante ma che ha avuto la leggerezza di ribaltare secoli di certezze archeologiche. È il Miliario XXXV (35° miglio), un colosso di pietra che non si è limitato a segnare la distanza, ma ha svelato un tracciato della Via Salaria di età augustea completamente diverso da quello che si immaginava.

Il ritrovamento perfetto

La storia di questa scoperta inizia nel novembre del 1956 (o 1957), in località “Campo”, non lontano dal bivio per Santa Anatolia. Durante dei lavori agricoli nella proprietà Raspini, emerse dalla terra un enorme cilindro di pietra.

Ciò che rese il ritrovamento eccezionale non fu solo l’oggetto in sé, ma la sua posizione: il miliario fu trovato perfettamente verticale, “ortogonale al terreno”.

Questo dettaglio è la “pistola fumante” per gli archeologi: significa che la pietra non era rotolata lì da una collina, né era stata trascinata per essere riutilizzata in un muro medievale. Era in situ. Era stata piantata lì dai romani duemila anni prima e lì era rimasta, sigillata dalla terra.

La carta d’identità del monumento

Il cippo è imponente: alto 2,22 metri con un diametro di circa un metro, dimensioni che oscurano molti altri miliari della zona (spesso alti poco più di un metro). L’iscrizione, incisa con autorità imperiale, recita:

IMP. CAESAR DIVI F. / AUGUSTUS COS. XI / TRIBUN. POTEST. VI / EX S.C. / XXXV

Tradotto: L’Imperatore Cesare Augusto, figlio del Divino (Cesare), Console per l’undicesima volta, nel sesto anno della sua Potestà Tribunizia, per decreto del Senato.

Questa titolatura ci permette una datazione di precisione assoluta: la pietra fu posata tra il 26 giugno del 18 a.C. e il 25 giugno del 17 a.C.. Siamo nel pieno della grande ristrutturazione della viabilità italica voluta dal primo imperatore.

Il mistero della strada “sbagliata”

Prima di questo ritrovamento, la “mappa ufficiale” della Salaria antica posizionava il 35° miglio molto più a est, nei pressi di Ponte Buido (vicino a Ginestra). La presenza inamovibile di questo gigante a Mompeo ha costretto gli studiosi a tracciare una nuova linea sulla carta.

Esisteva una Salaria Augustea che, distaccandosi dal Tevere dopo Passo Corese, saliva verso l’interno passando per Colle Peragalli, Ponte d’Armi, Torre Baccelli e, appunto, Mompeo, per poi proseguire verso Rieti.

Questo miliario è il perno di una “variante alta” della consolare, un percorso logico che collegava ville rustiche e cisterne (come quelle ritrovate nelle vicinanze del reperto).

La distanza con il XVIII miglio

Se il XXXV miglio è a Mompeo, significa che la Via Salaria di età augustea seguiva un percorso diverso da quello tradizionalmente ipotizzato. Si ipotizza un tracciato che da Passo Corese (Casa Cotta, dove fu trovato il miglio XVIII) saliva verso Mompeo passando per Colle Peragalli, Ponte d’Armi, Torre Baccelli e Granica. La distanza tra Casa Cotta e Mompeo è infatti di circa 25 km, che corrispondono esattamente alle 17 miglia romane di differenza tra i due cippi.

Una curiosità “vernacolare”

Se osservate attentamente l’iscrizione dal vivo, potreste notare qualcosa di strano nella parola POTEST. La seconda “T” sembra assomigliare a una “R”. Non è un errore del lapicida romano, ma un eccesso di zelo dei locali.

Dopo il ritrovamento, infatti, le lettere sono state ridipinte a mano dagli abitanti del posto per renderle più leggibili. Questa operazione, ripetuta “almeno 4 o 5 volte” nel corso degli anni con vernice moderna, ha leggermente alterato la forma di alcune lettere, creando questo piccolo pasticcio epigrafico che però aggiunge un tocco di colore alla storia del reperto.

Dove vederlo

Oggi il miliario non è più in mezzo al campo, esposto alle intemperie. È stato trasportato e collocato all’interno della sede municipale di Mompeo, dove accoglie visitatori e cittadini, ricordando loro che quel piccolo borgo sabino era, duemila anni fa, un nodo cruciale dell’autostrada del sale.

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