Tra i tanti cippi che scandivano il cammino delle legioni e dei mercanti, il XVIII miliario (18° miglio) della Via Salaria occupa un posto speciale nella storia dell’archeologia. Non solo per la sua monumentalità, ma perché il suo ritrovamento, avvenuto in circostanze drammatiche all’inizio del Novecento, ha fornito la “prova regina” per risolvere secoli di dispute topografiche sulla posizione dell’antica città sabina di Eretum e sulla confluenza della Via Nomentana.
Immagine generata con AI tratta da un disegno del 1910: A. Pasqui, Tratto di via antica e milliarium scoperto presso il Tevere, in “Notizie degli Scavi di Antichità”, 1910, pp. 366-367.
Il ritrovamento: un regalo della piena
La scoperta avvenne nel 1910, non grazie a uno scavo pianificato, ma alla furia della natura. Le violente piene invernali del Tevere avevano eroso e fatto crollare un ampio tratto della sponda sinistra nei pressi della casa cantoniera nota come Casa Cotta, nel territorio di Montelibretti.

Quando le acque si ritirarono, emerse dal fango un tesoro inaspettato: una colonna di travertino perfettamente conservata, ancora eretta sul suo piedistallo originale. Insieme al cippo venne alla luce anche un tratto integro dell’antica pavimentazione stradale (il glareato o lastricato) che correva a circa 2 metri di profondità rispetto al piano di campagna moderno, confermando che quella era l’esatta sede della Salaria antica.
L’Imperatore “Manutentore”
Il cippo è un imponente cilindro di travertino alto 2,10 metri con un diametro di circa 70 cm. L’iscrizione, scolpita con caratteri eleganti e profondi, non lascia dubbi sulla sua datazione. È dedicata all’imperatore Nerva (Marco Cocceio Nerva) e riporta la sua titolatura completa, inclusa la Tribunicia Potestas e il terzo consolato (COS III), permettendo di datare l’opera all’anno 97 d.C..
Il testo recita approssimativamente:
IMP(erator) NERVA CAESAR / AUGUSTUS / PONTIFEX MAXIM(us) / TRIBUNICIA POTESTATE / COS III PATER PATRIAE / FACIUNDUM CURAVIT / XVIII
La formula Faciundum Curavit (“fece costruire/curò la costruzione”) indica un importante intervento di restauro o rifacimento della strada voluto dall’imperatore nel suo brevissimo regno (96-98 d.C.). È interessante notare che, sebbene il miliario sia del I secolo d.C., il “luogo” del 18° miglio era già celebre negli scritti degli storici antichi (come Livio o Dionigi di Alicarnasso) per le battaglie tra Romani e Sabini, suggerendo che Nerva abbia rimpiazzato un cippo repubblicano più antico ormai deteriorato.
La soluzione del giallo di Eretum
Prima del 1910, gli studiosi discutevano animatamente su dove si trovasse esattamente Eretum, la città sabina che le fonti antiche collocavano al 18° miglio della Salaria, punto in cui la via Nomentana si congiungeva ad essa. Il ritrovamento del miliario XVIII in situ (cioè nel suo luogo originario) a Casa Cotta ha fornito una coordinata geografica inoppugnabile.

Ha permesso di confermare che l’antica Eretum sorgeva sulle colline immediatamente prospicienti (oggi note come Casale di Eretum/Rimessone) e che la necropoli di Colle del Forno, situata poco più a nord, era strettamente legata a questo insediamento. Senza questa “pietra miliare” (in tutti i sensi), la topografia della Sabina tiberina sarebbe rimasta molto più incerta.
Dove si trova oggi?
A differenza di molti altri reperti finiti nei grandi musei romani, il XVIII miliario è rimasto nel territorio (anche se spostato dalla riva del fiume). Le fonti più recenti lo segnalano conservato in un giardino privato nella frazione di Montemaggiore (comune di Montelibretti), non lontano dal luogo dove per secoli ha indicato la via ai viaggiatori diretti verso l’Adriatico.












