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Il Miliario XLIII a Ornaro Alto: una pietra in viaggio sulla Salaria

La base dell'altare della chiesa di Ornaro Alto, costituita dal miliario romano XLIII reimpiegato.

Entrando nella chiesa di Sant’Antonino Martire a Ornaro Alto, ci si trova di fronte a un paradosso di pietra. L’altare maggiore (datato intorno alla metà del XIII secolo) è sorretto da un’antica colonna romana che reca incisa, inequivocabile, la cifra XLIII (43° miglio). Eppure, se guardiamo una mappa e conosciamo la posizione degli altri miliari, quel numero lì non dovrebbe esserci.

Il “Giallo” della numerazione: i conti non tornano

Per capire l’anomalia, basta seguire la Via Salaria provenendo da Roma. Sappiamo con certezza che il 40° miliario si trova ancora in situ (nel luogo originario) dopo Ornaro Alto. Quindi a Ornaro dovremmo trovare un miliario con un numero inferiore a 40 (forse il 38° o il 39°). Com’è possibile, allora, che ci sia il 43°? La risposta è semplice e affascinante: quella pietra non è nata lì. Si trova “fuori posto” di almeno 4 o 5 miglia romane (circa 6-7 km).

Il viaggio della pietra sacra

Il miliario XLIII, dunque, non segnava il miglio vicino a Ornaro. Proviene quasi certamente da un tratto di strada molto più avanzato, situato oltre Rieti (dove si trovava il 42°, oggi in Cattedrale) o comunque ben oltre il 40° e il 41° sotto Ponte Sambuco.

Possiamo allora immaginare i costruttori della chiesa medievale di Ornaro scendere a valle, percorrere la Salaria ormai in rovina e trovare, chilometri più avanti verso l’Appennino, questa colonna cilindrica perfetta. In un’epoca in cui la pietra squadrata era materiale prezioso, non esitarono a caricarla su un carro e trasportarla faticosamente a ritroso, su per la salita del borgo, per darle una nuova vita.

Ornaro Alto: un rifugio, non una stazione

Ornaro Alto non era una stazione di posta romana. In realtà, la sua posizione arroccata e difensiva suggerisce un’origine ben diversa e successiva. Molto probabilmente, Ornaro è figlio del fenomeno dell’incastellamento medievale: dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando la viabilità di fondovalle divenne insicura e preda di scorrerie, le popolazioni abbandonarono la Salaria “bassa” per rifugiarsi sulle alture, fondando nuovi borghi fortificati.

Un altare fatto di strada

Oggi quel miliario ci racconta due storie diverse. L’iscrizione dedicata a Valentiniano, Valente e Graziano (come nel caso del 42° in Cattedrale a Rieti) ci parla della potenza imperiale del IV secolo e della manutenzione della strada consolare.

La sua collocazione, invece, ci parla del Medioevo: un’epoca in cui i simboli dell’Impero venivano smantellati, spostati e risacralizzati per servire la nuova fede e i nuovi insediamenti.

Il Miliario XLIII di Ornaro è quindi una “pietra migrante”: segnava la distanza per i romani laggiù nella valle, ma oggi segna il centro della fede quassù nel borgo.

Il contesto dei “vicini”

Un quadro completo della sequenza miliaria in questo tratto della Sabina:

  • 40° Miglio (XL): ancora in situ lungo la Salaria Vecchia.
  • 41° Miglio (XLI): nel greto del Fosso del Sambuco (Torricella in Sabina).
  • 42° Miglio (XXXXII): “salvato” e riutilizzato come colonna di sostegno nella Cripta della Cattedrale di Rieti. Dedicato a Valentiniano, Valente e Graziano.
  • 43° Miglio (XLIII): Chiesa di Sant’Antonio martire (Ornaro Alto). Dedicato a Valentiniano, Valente e Graziano.
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