Prima di iniziare, facciamo un po’ di chiarezza sui nomi: spesso usiamo “Agro Romano” e “Campagna Romana” come sinonimi, ma per gli esperti non è proprio così.
La Campagna Romana è un concetto più geografico e poetico, che indica quel paesaggio laziale fatto di colline, rovine e pascoli che ha incantato i viaggiatori del Grand Tour. Essa designa in realtà un territorio collinare e a tratti pianeggiante, interamente compreso sul lato sinistro del bacino del Tevere. La Campagna Romana si estende fino a raggiungere i Monti Prenestini, i Colli Albani, il fiume Astura (nei comuni attuali di Aprilia, Nettuno e Latina) e il mar Tirreno, lasciando poi il posto all’Agro Pontino oltre il fiume Astura.
L’Agro Romano, invece, è un termine più “politico” e amministrativo: indica il territorio rurale che ricade sotto l’autorità del Comune di Roma. Storicamente e politicamente, ha rappresentato l’area di influenza del governo municipale di Roma. Il termine fu ripristinato in età umanistica da Flavio Biondo nel XV secolo.

L’Agro Romano è rimasto quasi immobile per secoli tra grandi proprietà terriere e greggi al pascolo. Per molto tempo, però, suoi confini sono stati un po’ fluidi, definiti di volta in volta da mappe e catasti che cambiavano pelle.
Tutto ha iniziato a muoversi davvero dopo l’Unità d’Italia. In quel periodo lo Stato ha deciso che era ora di “redimere” quelle terre, obbligando i proprietari a bonificarle e mandando il Genio Civile a costruire le prime vere strade. È stata una fase di grandi cambiamenti, segnata anche dalla vendita dei beni della Chiesa e dalla nascita di uffici comunali pensati proprio per gestire il mondo rurale.
Con l’arrivo del fascismo, la bonifica è diventata un obbligo tassativo su tutto il territorio, e proprio quegli interventi hanno finito per spianare la strada alla futura crescita della città. Infatti, dal dopoguerra in poi, Roma ha iniziato a espandersi in modo quasi travolgente, allargandosi “a macchia d’olio” senza troppe regole. Solo in tempi più recenti si è cercato di correre ai ripari: oggi, grazie a nuovi piani regolatori e mappe storiche, l’obiettivo è quello di proteggere ciò che resta di questo straordinario patrimonio di paesaggio e storia, cercando di salvare il verde dal cemento.

Agro romano, dai romani all’unità d’Italia
L’area rurale che circonda Roma fu definita Agro romano in età umanistica, un termine ripristinato da Flavio Biondo nel XV secolo. La prima Roma, quella di Romolo e dei suoi immediati successori, possedeva un territorio molto circoscritto, delimitato da cippi chiamati termini pomeriali. Con la proclamazione della Repubblica nel 509 a.C., il territorio acquisito nel Latium vetus venne dichiarato ager publicus.
In epoca augustea fu creata la carica del Praefectus Urbi, e i confini dell’autorità municipale furono fissati “al centesimo miglio” (ad centesimum lapidem) di ogni via consolare convergente su Roma, estendendo in teoria il controllo su quasi tutto il Lazio e parte della Toscana e dell’Abruzzo.

Nel Medioevo, i prefetti urbani persero la loro autorità a favore del Papa, che divenne il vero rappresentante del municipio di Roma. Sebbene l’Agro romano rimanesse teoricamente vasto, di fatto molte aree di confine finirono sotto il controllo dei Longobardi o furono gestite da enti religiosi e dallo stesso Papa attraverso il sistema dei patrimonia e delle domuscultae. In questo periodo si assiste a una continuità del sistema economico pastorale, caratterizzato dall’allevamento ovino e caprino, spesso integrato con l’agricoltura.
Le vaste tenute, talvolta di centinaia di rubbia, rimasero pressoché invariate fino alla metà del Novecento. Il primo Catasto, il Catasto Alessandrino del 1660, contava 380 tenute. Il Catasto Gregoriano (1783) delimitò giuridicamente l’Agro Romano, estendendolo per oltre 200.000 ettari. Un momento di svolta arrivò con il Motu proprio del 6 luglio 1816 di Papa Pio VII, che ampliò i confini della Comarca di Roma includendo zone allora paludose e deserte, come Fiumicino, Pomezia o Ardea, stabilizzando i confini che conosciamo oggi. Quando Roma fu annessa al Regno d’Italia nel 1870, la terra era ancora divisa tra aristocratici (40%), enti religiosi (30%) e i “mercanti di campagna” (30%).
L’agro romano dopo il 1870
All’indomani dell’Unità d’Italia, l’Agro Romano, definito nel Catasto del 1870, copriva 197.840 ettari. La proprietà terriera era ancora concentrata in grandi mani: 40% agli aristocratici, 30% agli enti ecclesiastici e 30% ai grandi affittuari, noti come ‘mercanti di campagna’. Anche dopo la liquidazione dell’asse ecclesiastico, che trasferì gran parte delle terre della Chiesa ai mercanti di campagna, l’assetto latifondistico e le pratiche agricole semifeudali rimasero inalterate.
Il primo passo per trasformare parte dell’Agro in campagna abitata fu la Legge n. 1489 del 1883, che rese obbligatoria la bonifica dei terreni entro 10 km dal Foro Romano (dal miliarum aureum).
Per affrontare i problemi della Campagna Romana in modo organizzato, nel 1910 fu istituito l’Ufficio IX – Agro romano. Questo ufficio era considerato indispensabile per raccogliere tutti i servizi municipali riguardanti il territorio rurale e si poneva l’obiettivo di essere il vero compimento del processo risorgimentale attraverso la “redenzione dell’Agro romano”. L’Ufficio IX ricevette un ampio ventaglio di competenze, tra cui la gestione della viabilità (completamento e manutenzione delle strade), l’edilizia (progettazione e sviluppo di nuove frazioni), il regime idraulico e l’igiene, e la bonifica agraria e idraulica. Tuttavia, l’Ufficio iniziò la sua attività con difficoltà, ostacolato dalla mancanza di regolamenti specifici e dal personale limitato.
La cartografia del periodo, come la Carta dell’Agro Romano di Pompeo Spinetti del 1913, mostrava un territorio ancora scarsamente urbanizzato, dove vaste aree di seminativi si alternavano alle prime bonifiche.
Il Genio Civile
Dopo l’Unità d’Italia, l’esigenza di risanamento del territorio portò a misure legislative e istituzionali. La complessa normativa nazionale sulle bonifiche elaborata nel periodo liberale mirava a trasformare il territorio agricolo.
Il Regio Decreto n. 353 del 20 luglio 1903, sopprime l’Ufficio speciale per la sistemazione del Tevere (costituito con decreto del Ministero dei Lavori pubblici del 28 gennaio 1876) e le competenze sul Tevere urbano vengono affidate ad una nuova struttura preposta al servizio idraulico; in tale struttura si concentrano anche i lavori di bonifica dell’Agro romano ed essa assume, pertanto, il nome di Ufficio speciale per il Tevere e l’Agro Romano all’interno del Corpo reale del Genio civile della Provincia di Roma.

Funzione e Viabilità:
L’azione del Genio Civile si concentrò sull’apertura delle vie di bonifica, opere di grande viabilità che si estendevano per molti chilometri. Queste strade erano essenziali poiché attraversavano zone scarsamente o per nulla abitate. Lo scopo principale di tali vie era collegare trasversalmente le superstiti vie consolari antiche, migliorando in questo modo la viabilità complessiva nell’Agro Romano e tra i fondi del suburbio e la città.
La realizzazione di queste opere di bonifica e viabilità vedeva la stretta collaborazione tra il Corpo del Genio Civile e l’Amministrazione comunale (in particolare l’Ufficio IX – Agro romano, istituito nel 1910) nella definizione dei percorsi.
Il periodo fascista
Le misure più efficaci per la trasformazione dell’Agro Romano furono attuate dopo la Grande Guerra. Tra il 1919 e il 1921, una nuova legislazione impose la bonifica obbligatoria all’intero territorio dell’Agro Romano.
Negli anni Venti, la trasformazione fu guidata da società per la bonifica e il frazionamento del latifondo, e da cooperative (spesso di ex-soldati) che miravano a costruire case popolari e borgate rurali. Questi primi insediamenti sorsero a una distanza media di circa 5 km dalla Cinta daziaria.
A livello amministrativo, la Ripartizione IX (già Ufficio Agro Romano) subì alterne vicende. Nonostante avesse assunto nuove responsabilità per lo sviluppo industriale, essa fu soppressa nel giugno 1923 su disposizione del Regio Commissario. La soppressione fu giustificata come una “pausa di preparazione” per misure più ampie a favore del territorio rurale. Le sue diverse competenze furono ridistribuite tra altre ripartizioni comunali. Nel 1927, comunque, fu istituito presso la Ripartizione V (Lavori Pubblici) l’Ufficio VII Agro romano, responsabile delle Bonifiche, della costruzione e manutenzione delle strade extraurbane e di bonifica, e delle costruzioni rurali.
Le leggi e i regolamenti emanati tra le due guerre per la bonifica fornirono, involontariamente, le basi per la trasformazione del territorio da rurale a urbano, dando il via all’espansione edilizia. Durante il fascismo, inoltre, parte del territorio dell’Agro Romano fu annesso alla Provincia di Littoria (oggi Latina) con la fondazione di Aprilia nel 1936.
Dal dopoguerra ad oggi
A partire dagli anni ’50 del XX secolo, la città di Roma iniziò una rapida e disordinata espansione verso il Suburbio, un fenomeno che portò alla “insularizzazione” di porzioni di territorio aperto precedentemente interconnesse. Gran parte del tessuto urbano di Roma (due terzi) è stato costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con una crescita discontinua a “macchia d’olio”.
Questa pressione urbana pose la necessità di tutelare il contesto storico-paesaggistico. Il Comune di Roma avviò, nell’ambito del dibattito per il Nuovo Piano Regolatore Generale (PRG) del 1962, un censimento dei beni storici nell’Agro Romano. Questo lavoro portò alla creazione ufficiale nel 1980 della Carta storica archeologica monumentale e paesistica del suburbio e dell’agro romano (pubblicata in 38 tavole tra il 1982 e il 1988). La Carta mirava a censire e salvaguardare non solo i grandi monumenti, ma anche elementi “minori” come casali, torri e aree archeologiche diffuse, fornendo uno strumento di tutela con valenza urbanistica.
Nonostante la forte urbanizzazione, il paesaggio agricolo dell’Agro Romano mantiene ancora alcuni caratteri distintivi, in particolare nel quadrante ovest (a destra del Tevere) con allevamenti intensivi di bovini da latte. Anche la Valle del Tevere e la pianura costiera di Fiumicino sono caratterizzate da seminativi irrigui e grandi aziende cerealicole.
A partire dal 1982, l’area metropolitana di Roma ha subito una drastica riduzione delle attività agricole, con una diminuzione del numero di aziende del 57,9% tra il 2000 e il 2010. La perdita è stata maggiore nella prima cintura e nei Castelli Romani. Tuttavia, in controtendenza, il comune di Roma ha registrato un aumento del 44% del numero di aziende agricole e un aumento del 17% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) tra il 2000 e il 2010. Nel comune di Roma, le aziende di grandi dimensioni (oltre 30 ettari) occupano costantemente più del 70% delle superfici agricole comunali.
Principali Leggi sull’Agro Romano
Elenco delle leggi e dei provvedimenti normativi specifici citati nelle fonti, rilevanti per l’evoluzione dell’Agro Romano e del territorio circostante:
- Regio decreto del 20 novembre 1870: Istituiva una Commissione di studio per il risanamento dell’Agro Romano.
- Legge n. 4642/1878: Riguardava “il miglioramento igienico della città e campagna di Roma”.
- Legge n. 1489 dell’8 luglio 1883: Rese obbligatoria la bonifica dei terreni entro 10 km dal miliare aureo del Foro Romano,.
- Legge 13 dicembre 1903 n. 474: Sono esenti per 10 anni dall’imposta principale i terreni sui quali siano state eseguite le opere di bonificamento e di miglioramenti agrarii.
- T.U. n. 647 del 10 novembre 1905: Testo Unico che organizzava in modo organico la normativa precedente in materia di bonifica e ne estendeva la zona di intervento alla valle dell’Aniene,.
- Legge n. 491 del 17 luglio 1910: Ampliava la zona interessata dalla bonifica e permetteva ai proprietari di richiedere spontaneamente l’inclusione nei piani di risanamento,.
- Decreto luogotenenziale del 27 febbraio 1919, n. 304: Istituiva l’Ente Autonomo per lo Sviluppo Marittimo ed Industriale di Roma (SMIR).
- Decreto 24 aprile 1919, n. 662: Rientrava nella nuova legislazione che assoggettava l’intero territorio dell’Agro Romano alla bonifica obbligatoria.
- Regio decreto 12 novembre 1921, n. 1713: Estendeva tutte le disposizioni di legge concernenti il bonificamento e la colonizzazione dell’Agro Romano a tutto il territorio amministrativo e censuario del Comune di Roma.
- Legge urbanistica n. 1150 del 1942: Prevedeva l’obbligo di estendere i piani urbanistici all’intero territorio comunale.









